| Le avventure di Mustafà e di
suo Papà
Tanto per cominciare, a chi non sa già chi sia Mustafà
questo articolo non può ancora interessare.
Come è nato - Un vecchio ingegnere areonautico francese,
certo Giannoli progettò per il Peduick IV di Erik Tabarli, quel
trimarano tutto di alluminio, un timone a vento basato sul sistema di
regolazione automatica dell'assetto dei primi aerei. Sistema detto "Autoptero"
.
Dopo quel prototipo furono per breve tempo disponibili in Francia dei
timoni a vento da esso derivati e mio fratello Doi riuscì ad averne
uno in prova per la sua prima traversata con Mascheroni su un Arpege dall'Italia
a Savanha negli Usa. Una delle prime degli Italiani.
Dopo un po', per mancanza di sghei dovette renderlo, comunque non prima
che l'avessi ben esaminato per carpirne giustappunto il principio autoptero.
C'era in vista una Ostar di Carlo Mascheroni con il Chica Boba II di cui
Doi era comproprietario e mi misi all'opera.
Il primo Mustafà era un prototipo che fini in fondo al mare in
Grecia. La prima serie, solo 3 o 4 era bella grande e pesante, ma funzionava
già perfettamente anche sul nostro CS&RB, ma a quella Ostar
il supporto si ruppe e il timone se ne andò in fondo al mare.
Funzionavano così bene che in vista delle richieste anche per una
Ostar successiva, decisi di riprogettarlo. Funzionava sempre meglio, ma
dopo la prima crociera estiva tanto per migliorarlo feci 120 piccole modifiche
e da allora ( 1975) cosi è rimasto.
Una volta era vezzo dei navigatori solitari di dargli un nome. E il nome
gli venne durante una crociera estiva al largo della Tunisia da Capo Mustafà.
Mi sembrò fosse un nome adatto per un fedele servitore. Ora i tempi
sono cambiati, speriamo non si offenda nessuno.
Come funziona - E' un timone completamente separato che
si appende a poppa ben lontano dall timone principale che lo disturba.
La pala principale è mossa da un fletner (alettone) che a sua volta
è azionato dalla ventola. La ventola gira attorno ad un asse orrizzontale
e pertanto non perde la spinta del vento mentre ruota e questo ne aumenta
la potenza.
Il flattner mentre ruota rimane sempre diretto verso un centro fisso rispetto
alla barca e ha tendenza riportare la pala principale al centro. (Vedi
figura)
La pala principale senza fletner risulta sovracompensata e appena il flusso
dell'acqua arriva di lato gira e andrebbe comletamente in bando se non
ci fosse il fletner a richiamarla con forza tanto maggiore quanto è
grande l'angolo della pala principale a sua volta funzione della forza
e della direzione del flusso laterale.
Questo è il principio "autoptero" che in Mustafà
lavora assieme all'azione della ventola. Forse dal disegno riuscirete
a capire meglio.
Il vantaggio del sistema autoptero è che il timone reagisce oltre
che al cambiamento di direzione del vento, anche e con maggior forza al
cambiamento della direzione del flusso in acqua.
Il risultato è che Mustafà è fantastico anche con
mare molto mosso e nelle andature portanti che sono il tallone di Achille
dei timoni a vento e non!.
Con le onde, nelle andature portanti, il bravo timoniere,
appena sente la barca che inizia ad alzarsi di poppa, reagisce muovendo
il timone per scontrare la sbandata.
Mustafà fa lo stesso: Il flusso che prima arrivava diritto, all'inizio
della strorzata o strapuggiata, comincia ad arrivare di lato e innesca
un cambiamento di posizione che dispone il timone nel suo complesso, in
modo da contrastare la deviazione di rotta. Il disegno parla chiaro.
Comunque non preoccupatevi, centinaia di navigatori il principio di funzionamento
non l'anno mai capito, ma Mustafà li fa felici egualmente.
Beh tranne uno poveretto, venne dalla nuova Cledonia fino a Nizza tirando
moccoli, non funzionava proprio. Salii a bordo, con me andava perfettamente,
lui invece orientava la pala del vento all'incontrario. Una freccia sulla
torretta girevole indica la direzione in cui corre il vento, come nelle
cartine meteo. Lui la dirigeva controvento. La logica non basta. Servono
prprio anche le convenzioni!
Attenti alle Collisioni - Con le manie dei tempi che corrono
forse dovrei fare firmare ai proprietari di Mustafà una liberatoria!
Non parliamo poi della navigazione in solitario! I casi da raccontare
sono tanti.
Doi durante una Ostar con lo XERB è finito dormendo contro un mercantile.
Danni a prua l'albero virando, pardon, strambando subito, è rimasto
su e ha riparato sulle Azzorre.
Nella mia qualifica per la mia prima Ostar traversai in gennaio l'Atlantico
dalle Bahamas a Gibilterra. Una mattina nei pressi delle Azzorre mi decisi
ad uscire in coperta per cercare di trovare la causa di quel rumore che
mi disturbava da ore. In poppa con il fiocco tangonato dovetti strambare
in emergenza. A poche decine di metri, su di un peschereccio occupato
a ricuperarele reti, i pescatori si agitavano come matti.
Anni dopo sempre in solitario da Victoria a San Diego, una decina di miglia
fuori dall'uscita dallo stretto di Juan De Fuca; era notte fonda non ne
potevo più e andai in cuccetta. Mi svegliò uno sparo. A
poppa un peschereccio di quelli con le lunghe canne da pesca ai lati come
si usa laggiù sparò ancora. Spero in aria. Ormai ero passato,
evidentemente avevano dovuto deviare. Andavo come un treno al traverso
col genova e sarebbe stato ora di cambiare vela ma aspettai un bel po'.
Dopo comunque arrivò una bella tempesta ma ormai ero al largo.
Insomma gli episodi di questo tipo sono innumerevoli. Ma i peggiori e
più frequenti sono quelli davanti al porto di casa con un bel sole
in tanti e nessuno non dico al timone, ma nemmeno "comandato"
responsabile della condotta della barca in quel momento. Uomo avvisato
mezzo salvato.
Prestazioni e limiti - Nelle più di 100 mila miglia
che ho fatto, di cui almeno 20 000 in solitario, non credo di aver timonato
per più di 1000, e tutte nella prima regata intorno al mondo in
equipaggio.
Non sono salito mai più su una barca senza timone a vento per più
di un giorno. Timonare mi annoia profondamente senza contare il fatto
che no puoi farte più niente altro.
Mustafà è nato per queste ragioni e mi ha sempre servito
fedelmente da allora.
Da che la barca fa tre nodi al suo massimo con qualsiasi tempo o andatura:
bolina traverso o andature portanti Mustafà timona meglio dei suoi
proprietari, per due ragioni molto semplici: Reagisce potentemente alle
deviazioni di direzione accorgendosene subito nell'acqua prima che per
il vento, e non si distrae mai.
Basta equilibrare la barca e non ha limiti. Quando il vento è troppo
leggero attacco il più piccolo degli Autohelm alla sua barra e
mi porta con minimo dispendio di energia la barca più grossa perche
la sua supercompensazione richiede per azionarlo un minuimo sforzo.
Certo bisogna avere una idea di cosa vuol voler dire equilibrare la barca.
Per esempio con vennto e mare forte e andature portatanti, procedo a farfalla
con randa a 2 o 3 mani di terzaroli e Yankee 1 0 2 tangonati con un tangoncino
lungo 2/3 di uno normale, e se la cosa peggiora casso anche al centro
a ferro la tormentina sullo strallo di trinchetta.
Non avete yankee, tangone corto, tormentina, e Mustafà peggio per
voi!
Molti pensano che tutti i più o meno grandi navigatori siano dei
superomini e dei masochisti.Vi racconterò 3 o 4 grandi tempeste
in cui sono incappato.
Nella prima regata intorno al mondo: la Whitbread, Si timonava a turno
per due ore due volte al giorno. Con tempo cattivo, tempeste continue,
era una tortura, freddo spruzzi, occhi rossi, bagnati e intirizziti, non
vedevamo l'ora di buttarci fradici in cuccetta. Fù una forte spinta
alla progettazione di un pilota a vento.
Da allora ne ho passate tante altre alcune di rilievo e tutte al caldo
in cuccetta.
Eravamo in due dalle Fiji alle Hawai, una bolina in tre bordi, 3000 da
un lato, 1000 dall'altro e ancora 800 dopo la seconda virata per arrivare.
Vento contro dai 25 nodi in su, trentacinque giorni con due/tre mani yankee
2 e trinchetta sue giù. Fuori spruzzi continui che ci trasformavano
in statua di sale. Beh, dentro un caldo della malora alleviato con sapienti
quanto inefficient correnti d'aria immesse dal boccaporto sotto la capottina
con teli vari. Non timonammo mai.
Nella traversata in gennaio dalle Bahamas a Gibilterra con il Moana 39,
a cui ho accennato prima fui preso a ben volere da una grande depressione
che procedeva lentamente verso Est. Venti bolina larga e traverso, ponte
sempre spazzato dalle onde, uscivo solo per i rapidissimi cambi di vela
ogni uno o due giorni! E fin che fù possibile nudo come avevo letto
essere altamente conveniente. Ci misi 28 giorni.
In una successiva qualifica sempre per la Ostar con il Moana 27, già
allora allungato a 30 con lo spoiler, partii da La Spezia a fine gennaio
doppiai la Giraglia e percorreno al largo la costa W della Corsica e Sardegna
arrivai a Cagliari, anzi prima quasi a Tunisi, spinto da una di quelle
Mistrallate da manuale. Restare al timone con quel freddo quelle onde
e per così tanto tempo sarebbe stato se possibile "vivere"
l'incubo del navigatore.
Ogni tanto un maroso più forte degli altri sdraiava la barchetta
e Mustafà, allora unico timone, non ce la faceva a riportarla in
rotta per cui dovevo sporgermi dal boccaporto di entrata sotto la capottina
per prenderne la barra e rimettere la barca in rotta.
Alzarmi dalla cuccetta ben protetto dalla tela di rollio la manovra era
lunga e dopo un po' troppo frequente per i miei gusti. Passai due cimette
in buchi (a suo tempo sbalgliati ma che si rivelarono utilissimi) del
boccaporto di entrata e le condussi attraverso il pulpito di poppa alla
barra di Mustafà. Dalla cuccetta bastava ricordarsi nel buio più
pesto quale cordetta tirare. Così per più di 24 ore!
Cera una volta una regata invernale: La Transmed: dal golfo del Leone
ad Alessandria d'Egitto e ritorno. Ricordo una notte nel Canale di Sicila
con ventaccio Mare e navi, Compivo 50 anni. Lo sfiato della nafta portato
in tuga con tutte le precauzioni tecniche del caso aveva comunque riempito
il serbatoio di acqua. Eseguii lo spurgo da solo mentre tutti dormivano
stnchissimi, saltando spesso in pozzetto per evitare una nave. Dopo un
paio d'ore il motore ripartì e potei riaccendere le luci di via!
Da allora tutte le mie barche hanno lo sfiato della nafta in cabina alla
faccia di mia moglie e di quanti altri hanno la puzza sotto il naso!
Stavamo andando in tre dalla Polinesia in nuova Zelanda, uscendo dalla
passe dell'ultima isola, Vahinè apprendiamo da una barca che sta
entrando che cè in arrivo un ciclone.
Ci portiamo il più velocemente possibile a Sud prima a motore e
poi a vele sempre più ridotte.
Nel pieno della notte arraiva la sventolata. Tempo per ammainare tutto
e finire sotto solo tormentina sullo strallo di trinchetta, e tempo per
capire da quale bordo proseguire per evitare il centro del ciclone. Uno
è al timone ma nei vari cambi di rotta la pala di Musta si rompe
e non me la sento da come stanno le cose: onde e vento, ripararla. Fino
a mattina ci diamo il cambio alla ruota. A mattina è un po calato,
per fortuna abbiamo scansato il centro. Sapremo per via radio che il 16
metri tedesco che entrava è finito 120 metri nelle palme. Vahinè
è un atollo praticamente deserto, ma i francesi avevano poi mandato
in giro per le isole gli elicotteri a controllare e si era vista la barca
in TV.
Forse non centra molto ma sapete come si misura la scala del maltempo?
All'inizio la si fa ancora, parlo della pipi, attaccati alle sartie, poi
si ripiega seduti sul Wc, poi ci si alza dal pagliolo dove si giace tutti
bardati in attesa, e la si fa in sentina. Poi al timone la si fa adosso
e bagnati fradici, caldina la si sente oserei dire con piacere.
Ma torniamo ai pregi di Musta. Non ultimo è quello
di timone di rispetto.
Durante il Globe (Giro del mondo in solitario senza tappe) mio figlio
Vittorio ruppe il timone del Moana 60. Mustafà era stato istallato
retrattile, ma sulle barche veloci non sempre funziona, soprattutto alle
andature veloci con poco vento quando la direzione del vento relativo
poco cambia al variare della rotta. Tra l'altro Mustafà non è
adatto a barche cosi grandi e aveva rotto il fletner che Vittorio in quei
mari tempestosi non era riuscito ancora a riattaccare. Quello che rimaneva
di Mustafà unito ad un bel po' di esperienza portò la barca
dai pressi di Capo Horn a Papete!
E molti altri navigatori ebbero la fortuna di cavarsela così.
Mustafà è apprezzato da moltissimi navigatori
solitari e non, che lo hanno usato. A tutte le Ostar i Mustafà
non sono mai mancati: Austoni, Fontana, Il sottoscritto, anche Ambrogio
Fogar su un piccolo catamarano che fece la fine del mio Startrek ripiegando
sulle Azzorre, Manzoli, ecc. ecc.
La costruzione di Mustafà era stata interrotta per la vendita da
parte mia della società EMI che lo costruiva a latere della sua
attività industriale.
In un primo tempo decisi di non farne più nulla in quanto la sua
costruzione richiedeva molte lavorazioni meccaniche su costose fusioni
di lega di alluminio.
Date le successive richieste mi sono convinto a riprogettarlo
in maniera diversa e a farlo costruire da diverse officine e acurare personalmente
la stampata delle pale.
A convincermi fu soprattutto la frase di un navigatore incontrato da Vittorio
che disse " Mustafa es un patrimonio dell'Umanidad!"
Il nuovo è tutto eguale e tutto diverso
La Pala e il suo flatner sono in resina epossidica e tessuti unidirezionali
di vetro S con importanti rinforzi in carbonio.
La testa è tutta in acciaio Inox
Gli snodi della pala sono in boccole autolubrificanti all'interno della
pala stessa
I tubi e le piastre di supporto sono anche essi di acciaio Inox Aisi 316
e permettono l'adattamento alla propria barca.
Una volta adattato, il supporto che è tenuto assieme provvisoriamente
da viti va portato a saldare, ma è sempre comunque facile da istallare.
Insomma si, questa è sporca propaganda, ma
e tutto vero.
Sono quasi in pensione, non per la navigazione, la mia barca è
in Pacifico e sono a vostra disposizione per 10 mesi all'anno.
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